L’isola d’or…di fuoco

Prendete un gioco dell’oca, togliete l’oca…

…e aggiungete qualche biglia di vetro , un pizzico di sale, olio e pepe QB, un tabellone di plastica di inizio lavori del cantiere sotto casa , riscaldatelo sul fuoco e modellatelo sulla testa di vostro zio calvo, fatelo disegnare a vostro cuginetto di due anni, lavategli le mani, mi raccomando, staccate tre pupazzetti dal tabellone di una scuola guida anni 90, rubate un dado a quei nerd che giocano a dungeons and dragon (tanto il d6 non lo tira mai), prendete un mazzo di carte da scopa napoletane, tagliate i bordi mettete in un frullatore, non frullate se no si rompe tutto, ma fate il rumore solo con la bocca così : frrrrrrrrrrrrrrrrr, prendete cose a caso in casa e se vi chiedono che cosa siano rispondete :“un gioieeeloooooooo! , ditelo con tutte quelle O, infine versate tutto in uno scatolone, il più grande che avete, si quello del televisore al plasma va benissimo e fate un collage con le lettere della videocassetta dei predatori dell’arca perduta e….TADAAA’!!!

Avete appena riprodotto in casa l’avventuroso gioco degli anni 80 L’ISOLA DI FUCOCO.

Peccato solo che non potete farci i fighi coi vostri amici, e non potete fare i fighi nemmeno se comprate la riedizione Fireball Island: The Curse of Vul-Kar, riedita nel 2017 grazie ad una campagna Kickstarter a opera di Restoration Games.

Fireball Island: The Curse of Vul-Kar, riedita nel 2017 grazie ad una campagna Kickstarter a opera di Restoration Games.

No  non potete, non e’ lecito…questa è prerogativa solo di chi ha avuto la pazienza, la costanza, lo spazio e la fortuna di avere una mamma che non faceva le pulizie, di ritrovarsene una rara copia in casa , magari in condizioni da bende della mummia del faraone Keope dopo il ritrovamento, che solo se lo guardi storto ti si polverizza davanti ai piedi, ma pur sempre un pezzo di antiquariato, l’unico che valga la pena avere a quelle dimensioni.

Proprio così, se ce l’hai e sta messo bene, bada lettore, hai una bella banconota gialla da 200 euro in mano (a meno che non sei un ebayer , nel qual caso lo metterai a 999,99 più 127,00 di spedizione)

Ma non venderlo, non diventerai ricco, più tosto ti impoverirai di un pezzo dell’archeologia ludica del vecchio millennio.

Fireball Island è un gioco evocativo, eroico e d’avventura ,bello da vedere e facile da montare, dove due, tre o meglio quattro amici\nemici, se la daranno a gambe il più velocemente possibile, per sfuggire, anzi sfuggire da questa isola impazzita, dominata da una Grey Skull in miniatura che vomita biglie infuocate, e per di più , non c’è un motivo per cui si trovano qui, ne sanno realmente come diavolo ci sono arrivati, ma forse è proprio quello il bello: il mistero alla Lost e l’avventura alla Indiana Jones. (P.S. nella nuova espansione sono su un elicottero, qui forse si sono persi a Termoli dietro gli scogli)

Per il resto le solite cose, che oggi farebbero storcere il muso ai bravissimi costruttori di #giochiconregolechedeviprendertiunalaureaeavereunavagonataditempoperleggerletuttee quandohaifattotièpassatalavoglia: non puoi stare sulla stessa casella, scegli la strada, lancia la biglia e vedi chi crepa, gioca la carta e via via…fino alla fuga per la vittoria. Credo che se non si polverizzerà prima, appena mio figlio avrà 7+, come indicato sulla scatola, ci giocheremo, dopo di che sarà sacrificato sull’altare di HeroQuest.

Per il resto che dire, alla modica cifra di duecentoeuri, se vi va bene, porterete a casa

1 tabellone di gioco – 1 dado

– 4 omini-pedine (in 4 colori, rosso, giallo, viola, azzurro) – 4 gettoni Incantesimo Magico

– 1 idolo Vul-Kan componibile in 3 pezzi – 5 biglie rosse di vetro (Palle di fuoco)

– 2 ponti componibili, ognuno in 2 pezzi – 1 gioiello rosso

– 1 mazzo di 48 carte di cui 2 bianche 

ben consapevoli che questo gioco è stato tradotto anche in altre fortunate lingue:

Tedesco: Vuurbal Eiland

Inglese: Fireball Island

Spagnolo: La Isla de Fuego:

Che volete che siano quattro spicci per un gioco che Milton Bradley nel 1986 faceva uscire nei negozi di tutto il mondo e che ha fatto divertire generazioni di giovani avventurosi e senza smartphone, sprezzanti dei pericoli del fuoco e dei demoni di ogni specie?

Non so voi ma noi abbiamo messo i cappelli a falda larga, rispolverato i vecchi stivali e la borraccia da boy-scout, messo il Bimbo nello zaino da trekking e se trovo la torcia il gioco è fatto: si parte per una nuova avventura: a noi due Vul-Kar.