Battle Master: i veri dolori di una battaglia!

Parliamo schiettamente: o hai venti anni,  ginocchia buone e la mobilità di Yuri Chechi , oppure Battlemaster , questo gioco di guerra campale tra il classico male e i buoni di warahmmeriana memoria, potrebbe risultare essere un’ esperienza dolorosa e traumatica, tanto da far passare in secondo piano il ricordo di qualunque lancio di dadi fortunato  o di qualunque intelligentissima strategia portata in atto per accerchiare e  schiacciare l’odiato nemico, dopodichè potrete ricordare solo un gran mal di schiena  e alla meglio, le rotule scheggiate.

Questa cosa credo che la sapessero anche la MB e Games Workshop nel 1992 , quando forse per burlarsi dei grassocci nerd editò questo giochino, ma mettiamo anche il caso voi siate tra quella cerchia di fortunatissimi eredi del circo Orfei e sappiate mantenervi in bilico sul dito indice mentre muovete a destra e a manca le vostre truppe coi piedi, vi mancherà ancora qualcosa.

Ebbene si, non avete di sicuro un tavolo da gioco appropriato ai vostri bisogni. Non credo proprio!

                                                          se questo e’ il vostro tavolo invitateci a cena.

Ma andiamo per gradi : BM (da ora lo chiameremo così battlemaster) si presenta imponente, con uno scatolone di quelli che te lo ricordi tutta la vita, il che è solo un preludio allo stupore che avrai quando, una volta aperta la scatola, venticinque armate (dico 25 mediamente con 3 personaggi l’una!)  ti guarderanno digrignando i denti, tutte li da toccare e da montare sui relativi piedistalli, con tanto di nome e adesivo del clan , bandiere, stendardi ecc ecc…ecc…tutto di una fattura che definire ottima è riduttivo.

Conclude la scatola un set di 59 carte da battaglia, fulcro dei movimenti e della sorte di fanti cavalieri e uomini bestia del caso, segnalini di vario tipo ( danno, elite, colpi di cannone…) una torre in plastica anch’essa ottimamente rifinita ed infine lei; un quadrato di un metro e mezzo circa di lato in plastica cerata, rappresentante il campo aperto dove, noi malcapitati, ci sfideremo a suon di acciaio, frecce, clave e palle di cannone. Nessuno ha un tavolo così grande! Nessuno!!! (potete smentirmi postando una foto qui soto nei commenti) Forse ne puoi trovare qualcuno così da Elisabetta a Bukingam Palace, ma non ci ospiterebbe mai a fare un torneo a casa sua.

Questo è , in effetti il secondo e non meno vincolante ostacolo per cui BM non è potuto passare alla storia come i suoi più famosi fratelli della GAMES WORKSHOP , quali Heroquest, Starquest e via via discorrendo.

IMPERIAL LORDS

 

 

 

CHAOS WARBAND Per onor di cronaca, sono arrivati nello stesso periodo anche due rinforzi, come se ce ne fosse stato veramente bisogno, ma nessuna miglioria nelle meccaniche di gioco.

 

Per di più le meccaniche di gioco che riducono all’osso quello che è il prolisso ma più preciso e dettagliato, regolamento di battaglia di Warhammer, la randomizzazione dei turni che si risolvono in una pesca casuale di carte che potrebbe, andare ad appannaggio dell’una o dell’altra fazione senza lasciare respiro al lato strategico già di per se poco incisivo e decisivo.

Noi non ci addentreremo come altri in una spiegazione dettagliata del regolamento, reputando superflua in questo articolo tale lungaggine, ma lo riassumeremo così almeno per dare una infarinatura a chi ne fosse completamente all’oscuro: i due giocatore (verosimilmente due) che si affrontano, controllano tutte e e 25 le unità di combattimento (diviso due) , pescano nel mazzo azioni una carta a turno la quale decreterà chi o cosa muove o attacca in questo turno; il movimento , quasi sempre di una “casella”  se non meglio specificato e l’attacco sono cose intuitive e semplici. Il buon vecchio d6 di HEROQUEST suddiviso in teschio , scudo e vuoto, decreterà la sorte dei nostri prodi e di conseguenza della nostra armata. Così fino ad estinzione completa o, come nella migliore tradizione del papà di questo gioco ,Stephen Baker, alla portata a termine della missione della campagna a cui stiamo partecipando e di cui ci ha forniti in un libercolo allegato.

Ma eccoci qui all’epilogo, tra un trafiletto tecnico e uno descrittivo, di questa giornata campale, di pic-nic e botte da orbi: sono amante delle miniature della GW e dell’aria epica che puntualmente ci fa respirare, pertanto e solo per questo potrei dare un 10 a questo scatolone, ma obbiettivamente il valore collezionistico e il fascino di quelle stampe anni ’90 non bastano a farlo ascendere nel firmamento dei giochi culto dell’epoca doro del boardgame, ma possiamo conservargli un posto di diritto tra quei giochi epici che ci hanno fatto sognare e che, come dico sempre, valgono perchè insieme a noi c’è qualche spirito affine che ci accompagna, ma da soli sono solo cartone e plastica.