CRONACA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO

ILION:” Master,  abbiamo un piano che, senza falsa modestia, oserei definire impeccabile…ti spiego dopo, una volta saltati dall’altra parte della crepa, li avrai modo di vedere questi eroi all’azione.” Esclama Ilion battendosi borioso il pugno sul petto.

MASTER: “si si…vedremo e comunque mi farebbe piacere, non sono qui per vedervi morire, ma per vedere realizzata questa dannata avventura! Per il piano comunque fatti vostri, intanto pensate a saltare questa crepa che vi ostruisce il passaggio, e se posso darvi un consiglio… “ legge sui suoi appunti aiutandosi con la matita “… il crepaccio non e’ lunghissimo, due metri e mezzo, ma si trova al quarto piano di questo fattiscente rudere “ alza gli occhi, poggia la matita facendo il classico rumore del legnetto che saltella sul tavolo “andateci cauti!.

 

ILION: Ride forzatamente come un cattivo dei cartoni “…master ti ringrazio per il consiglio, sempre ben accetto, ma non so se ti ricordi la scorsa sessione , questo guerriero…” si indica il volto in mezzo agli occhi “… ha preso a testate calci e morsi un coccodrillo di tre metri !” indica con la mano un posto indefinito della stanza presso la porta d’ingresso, “ li nella palude rognosa!

“ Si gonfia orgoglioso di questo fresco ricordo , poi uno sguardo ai suoi compagni di viaggio che intanto confabulano sulle loro schede personaggio e avidi, fanno conto di denari : “ allora mastro nano, a te i viveri in consegna .a voi due ragazzi della Verde* zaini e torce, me li lancerete dopo che avrò saltato, io per ora terrò mappe e denaro…e andrò per primo”

MASTER: “va bene , sia”. Uno sguardo agli appunti di sfuggita , celati dietro il suo schermo di cartone , una toccatina scaramantica ai dadi da combattimento, giusto per creare un po’ di tensione, un appunto scritto e infine un cenno a ILION .” vai allora, niente di che, prendi la rincorsa e attento a non farmi un UNO.

ROLLLLLLLLLLLLLLLLLLLL…….

ILION: “cazzo…ma come…uno, é truccato non è  poss…ma cazzarola!!!”

MASTER : la faccia di chi “te lo avevo detto!”, guarda il dado attonito, poi si volge al malcapitato e gli spiega cosa gli sta capitando : “al momento del salto stacchi col piede proprio su quella pietra mal messa li davanti sul ciglio”,  indica ironico nello stesso posto dove ILION aveva indicato la palude rognosa, ” sicche’ non ti riesce nemmeno il salto, ma scivoli rovinosamente a faccia in  avanti diretto verso quella crepa sul solaio”…

“un altro d20, e ti prego…NON FARE DI NUOVO UNO!

ROLLLLLLLLLLLLLLLLLLLL…….

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Questo é un fallimento critico. Nel momento preciso in cui niente potrebbe andare storto, il fallimento è in agguato, subdolo, meschino e impietoso, a prendersi gioco di te e ad offrirti un altro punto di vista.

Una azione maldestra, scoordinata, goffa e potenzialmente pericolosa sia per te che per quelli che ti stanno attorno. Certo chi e’ abituè dei giochi di ruolo cartacei é avvezzo ormai, non gli fanno paura anzi lo aspettano, fa parte del gioco e , diciamola tutta, é forse uno dei momenti più divertenti e iconici di tutto il gioco.

Essere un eroe, certo é una bella aspirazione, d’altronde molti giochi chiamano i PG, “gli eroi” perchè la loro tendenza è risolvere questioni vitali a volte per il mondo intero, ma una buccia di banana, una tegola in testa o una torta in faccia, quello si che fa ridere il pubblico! Ma poi immaginiamocelo un party di eroi perfetti, senza uno schizzo di sugo sull’armatura e sempre pettinati!

Siamo onesti, fallire non e’ bello e ne piacevole, sparare un dardo nella coscia del nostro compagno  non fa piacere ne a noi tanto meno a lui! Ma ci fa aprire gli occhi sul fatto che “può succedere” e che c’è solo da imparare come suggeriva Bekett: “ho provato , ho fallito, la prossima volta fallirò meglio” .

Ed è qui che il fallimento acquista una valenza positiva, o in un altro modo ci rende liberi dallo schiavismo della perfezione, ci denuda, ci disvela, ci butta in faccia la nostra essenza finita e limitata e ci ribattezza come uomini , piuttosto che come dei.

Mi dava uno spunto una rivista umanista di qualche anno fa, in cui si analizzava il fallimento e la sua (presunta) funzione terapeutica, la dove ci immaginiamo compulsivamente molto più importanti di quello che siamo, ci poniamo come farebbe un bambino al centro delle cose, e pensiamo che il mondo agisca per amor nostro. Il fallimento potrebbe in questo senso essere una medicina contro tale arroganza, curarci la memoria e farci ricordare ciò che siamo in questo mondo: esauribili.

Mi si permetta una conclusione più seria di quanto lo saremo da qui alla fine dei tempi: la vita stessa con la sua minaccia esistenziale e’ nella sua finitezza un fallimento, nel senso che il fallimento biologico appartiene a tutti (tranne a Christopher Lambert)

Come la storia di quell’uomo, che ci racconta Bergman. Lui che tornando dalle crociate, in piena crisi di fede trova sulla sua strada il più grande dei fallimenti: la Morte con sembianze umane. Lui non scappa, ne si avvilisce, ne si prostra meschinamente, ma anzi fa la piu’ impensabile delle azioni, la sfida ad un gioco;  la sfida a scacchi.

Sa che non può vincere una partita con la Morte, nessuno può farlo, ma la vittoria non è il punto, si gioca non per vincere, ma per imparare a fallire, quindi non solo trasforma il fallimento in un’arte ma riesce a rendere l’arte del fallire, una parte profonda dell’arte del vivere.

 

Con la speranza di avervi aiutato a fallire meglio: luther blissett